Introduzione

Quando ho incontrato il mio guru, Neem Karoli Baba, conosciuto anche come Maharaj-ji, ho scoperto un amore infinito. È stata un’esperienza che non avevo mai vissuto prima. Fu come svegliarmi all’improvviso da un lungo sonno. Non dovevo fare alcuno sforzo per ottenere il suo amore che mi avvolgeva in ogni istante, sia che vi prestassi attenzione oppure no. Quando mi capitava di essere incapace di percepirlo, a causa delle mie energie negative, mi bastava una sua parola, un suo gesto o un’occhiata per far tornare la luce nella mia vita e farmi sentire a casa. Ho provato questa sensazione ogni volta che mi sono trovato in sua presenza, ogni giorno che ho trascorso con lui.

Dopo aver passato due anni e mezzo in India, Maharaj-ji mi rimandò negli Stati Uniti. Poi successe l’imprevedibile: Maharaj-ji morì. Non riuscivo a crederci! Non doveva andare così. Ero profondamente sconvolto. La sua presenza fisica era l’unica medicina che “funzionasse” davvero su di me, l’unica cosa che desse sollievo alle sofferenze del mio cuore. Mi sentii solo. Non l’avrei mai più rivisto. Crollai miseramente, convinto di aver perso la mia unica possibilità di essere felice. La mia anima era morta e io avevo la certezza che non avrei mai più ritrovato un tale amore. Le ombre, svanite alla luce emanata dal suo affetto, ritornarono ad avere il sopravvento sulla mia mente gettandomi in uno stato di depressione e trascinandomi negli anfratti più oscuri della psiche e del mondo.

Per vent’anni non riuscii a cantare per lui con sincera devozione. Quando intonavo un inno, spesso accompagnato da altri devoti incontrati ai tempi del mio viaggio in India, la mia sofferenza si faceva ancora più acuta. Provavo una profonda nostalgia per Maharaj-ji, ma le lacrime che versavo erano espressione, più che dell’affetto per lui, della mia autocommiserazione e dalla mia frustrazione.

Era come se, durante un lungo viaggio, il treno si fosse fermato in una stazione dove avevo incontrato Maharaj-ji e avessi deciso di stare con lui abbandonando tutto. Quando egli lasciò questo mondo, fui costretto all’improvviso a risalire su quel treno e vi ritrovai tutto ciò che mi ero lasciato alle spalle: la tristezza, la nostalgia, la confusione, i desideri contrastanti, l’odio per me stesso, il mio cuore oppresso. L’unica differenza era che conservavo il suo ricordo, ma, per quanto lo desiderassi, non ero in grado di percepire la sua presenza a causa di tutta la mia negatività. Era come se il mio treno avesse imboccato una lunga galleria oscura. Non riuscivo a superare i comportamenti autodistruttivi e la commiserazione di me stesso, ma dovevo farlo se volevo riconnettermi con lui.

Maharaj-ji mi aveva imposto di ritornare negli USA nel 1973 perché sapeva che avevo una famiglia. Ne ero consapevole. Avevo raggiunto un punto in cui non ero più in grado di apprendere altro ed ero trascinato in direzioni opposte da desideri contrastanti.

Trascorsero molti anni. Poi, un giorno del 1994, improvvisamente realizzai che l’unico modo per aprire nuovamente il mio cuore alla luce era cantare con altre persone, che non fossero però le vecchie conoscenze dei tempi dell’India. Volevo sentire ancora la sua presenza e il suo amore, ma mi rendevo conto che le tenebre nel mio cuore mi impedivano di farlo. Fu un momento di svolta e, per quanto cercassi di negarlo, non ci riuscivo. Stavo affondando il passato e questa era l’unica speranza di tornare a galla, non ci sarebbero state altre occasioni, ne ero sicuro. Sapevo, ne ero certo, che senza il canto non avrei mai trovato quel luogo pieno di amore. Quel luogo era nascosto da qualche parte nel mio intimo. Questa volta Maharaj-ji non sarebbe stato al mio fianco per aiutarmi a raggiungerlo perché il suo corpo non era più in questo mondo. Dovevo riuscirci da solo e l’unico strumento che avevo a disposizione era la musica.

Dovetti imporre a me stesso di fare qualcosa. Chiamai lo Jivamukti Joga Center di New York e mi presentai come un devoto di Neem Karoli Baba. Dissi che in passato ero stato un suo discepolo e chiesi se potevo tenere qualche sessione di canto presso il loro centro dove, ogni lunedì, si svolgeva una riunione, o satsang, cui partecipava una dozzina di studenti che leggevano passi di testi sacri e discutevano di questioni spirituali. ...

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la storia di krishna das.

“Spero che, far conoscere la mia visione della vita
e condividere alcune delle esperienze e delle cose
che ho imparato mentre aspettavo che la porta del mio cuore
si aprisse, possa essere di aiuto a coloro
che stanno tentando di aprire la medesima porta.”

- Krishna Das

"Ho trascorso la mia vita in cerca di qualcosa. Anche prima di sapere cosa stavo cercando, tutto ciò che mi accadeva mi spingeva verso l’amore incarnato nel corpo del mio guru o nella presenza nascosta nel profondo del mio cuore. Indipendentemente da come appare la mia vita esteriore, nel mio intimo vi è un processo di tensione verso quel luogo, nel tentativo di trovarmi faccia a faccia con l’amore."

"Si dice che il cuore sia uno specchio che riflette la nostra essenza più profonda. Se questo specchio è coperto di polvere, l’immagine che riflette non si vede chiaramente. Lo specchio del nostro cuore è velato dalla polvere delle nostre energie negative: desideri egoisti, rabbia, superbia, vergogna, paura e attaccamento. Se ce ne liberiamo, immediatamente la nostra bellezza interiore inizia a brillare e a irradiare luce."



il libro

Krishna Das

I Canti della Vita

Alla ricerca del Cuore d’Oro


285 pagine + CD di 72 minuti

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La storia di ricerca e crescita spirituale di Krishna Das farà vibrare le corde del tuo cuore, perché anche se ciascuno di noi percorre strade diverse e vive vite diverse, siamo tutti diretti verso la stessa meta: il nostro Cuore D’Oro.

La filosofia alla base del Mantra Yoga infatti, non appartiene esclusivamente alla cultura indiana ma è rintracciabile in tutte le tradizioni spirituali del mondo.

Il cd allegato al libro testimonia del lavoro di ricerca di Krishna Das che ha saputo fondere la struttura tradizionale del kirtan con le armoniche e la ritmica occidentali per un ascolto edificante e illuminante.


"La mente deve concentrarsi sul cuore
finché non ha raggiunto il Fine Supremo.
Questa è saggezza, e questa è liberazione.
Tutto il resto sono solo parole."

- Maitri Upanishad, 6.24



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"Il cuore è il nocciolo di ciascun essere,
senza il quale nulla esiste."

- Ramana Maharshi

 

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"Quando scopri come amare una cosa, allora
sai anche come amare al meglio ogni cosa."

- Novalis


l'autore: Krishna Das

Nel 1968 Krishna Das conobbe il ricercatore spirituale Ram Dass e fu profondamente affascinato dal racconto del suo viaggio in India, in occasione del quale incontrò il guru Neem Karoli Baba. Subito dopo, Krishna Das abbandonò il sogno di diventare una rock star e andò in India per intraprendere il proprio cammino spirituale.

Fu attratto dalla pratica del Mantra Yoga e in particolare dal kirtan (recitazione dei nomi divini).

Tornato in America, continuò a praticare la recitazione dei canti, condividendo questa pratica con migliaia di persone.